I "Giusti"

esempi di resistenza morale al male estremo

Oltre ai "Giusti" riconosciuti da organi istituzionali come Yad Vashem e "La memoria è il futuro" esistono per ogni genocidio altre figure esemplari di resistenza morale che sollecitano la nostra coscienza e privano di ogni alibi chi assiste alle persecuzioni da spettatore inerte, poiché dimostrano che si può sempre scegliere, anche nelle situazioni estreme, se dire un sì o un no. Alcuni sono stati indicati dal Comitato per la Foresta dei Giusti nella sua attività di questi anni; altri sono stati segnalati da chi li ha conosciuti direttamente o ne ha appreso la storia.

Nel luogo più significativo della memoria della Shoah, il Memoriale di Yad Vashem a Gerusalemme, accanto al monumento che ricorda le vittime ebraiche della barbarie nazista, vi è un altro spazio commemorativo dedicato ai loro salvatori. Sulla base di una legge approvata dal parlamento israeliano del 1953, a costoro viene assegnato il titolo di "Giusto tra le Nazioni" e viene piantato un albero nel "Giardino dei Giusti", sia come gesto di gratitudine, sia per testimoniare che la memoria del Male non deve essere disgiunta da quella del Bene, entrambi concepiti e attuati in circostanze estreme.
Ma il significato di questa foresta simbolica va ben oltre. Indica che è comunque sempre possibile per tutti gli esseri umani ribellarsi alla deriva del Male. Serve da monito per le future generazioni, come parametro morale ed esempio di resistenza non solo collettiva, ma anche individuale. Per questo sulla medaglia consegnata ai "Giusti tra le Nazioni" è incisa la frase del Talmud: "Chiunque salva una vita, salva il mondo intero". Anche pochi uomini giusti sono in grado di salvare l'onore di un popolo, poiché assumono il ruolo di figure esemplari nel campo stesso dei persecutori: solo la loro voce può essere ascoltata dalle vittime e creare un ponte di dialogo verso la riconciliazione e il perdono nella nazione in cui si è consumato un genocidio.

La storia del Novecento è drammaticamente segnata da crimini contro l'Umanità, come il genocidio del popolo armeno nel 1915-'16; la Shoah nel corso della Seconda Guerra Mondiale; i gulag nel periodo del comunismo; la tragedia del Rwanda e dei Balcani negli anni '90. In ognuna di queste situazioni estreme sono esistiti uomini che hanno trovato la forza di opporsi al Male seguendo il principio della responsabilità personale.
Le diverse esperienze storiche dimostrano che non si può rintracciare con parametri rigidi la figura del "Giusto", ma se ne possono cogliere alcune caratteristiche comuni, presenti in tutte le esperienze genocidarie. Ciò che conta è la capacità di ascoltare la propria coscienza, di difendere il principio di umanità al di là dei condizionamenti ideologici, religiosi, politici, o etnici, sociali e culturali. Per questo il "Comitato per la Foresta dei Giusti" ha scelto di valorizzare gli esempi in cui ciò è avvenuto e ha quindi esteso l'indagine a tutti i genocidi, prendendo a paradigma la preziosa esperienza della "Commissione dei Giusti" di Yad Vashem per allargarla e approfondirla nel segno di una riflessione universale sull'uomo.
Va ricordata ad esempio l'importanza del "testimone", che difende la verità contro i tentativi di distruggere le prove dei massacri e delle responsabilità, personali e collettive. Anche questo è un modo per tutelare i perseguitati, per salvaguardare il loro diritto alla memoria e al risarcimento morale. Così, nella strenua battaglia degli armeni per il riconoscimento del genocidio del proprio popolo da parte del governo turco, le testimonianze sullo sterminio, trasmesse e conservate anche a rischio della vita, hanno un valore inestimabile. A Yerevan, nel Muro della Memoria presso il Museo del Genocidio, è immortalato il ricordo di coloro che hanno combattuto questa battaglia per la verità, a cui viene attribuito il titolo di "Giusti per gli Armeni" dal Comitato Internazionale "La memoria è il futuro".

Le stesse vittime trovano a volte la forza di reagire ai carnefici per preservare la propria dignità e arrivano persino ad aiutare altri perseguitati; e anche nel campo dei persecutori, in qualche caso, si manifesta la capacità di uscire dal percorso del Male e di riscattarsi proteggendo le vittime; senza dimenticare coloro che, uscendo dall'indifferenza che li aveva resi ciechi e sordi alle richieste di aiuto, offrono il proprio sostegno materiale e morale.

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